Quando Gruppo Alfano ha incaricato Studio Asia di progettare l’illuminazione della sua nuova palazzina uffici, il brief ha deliberatamente evitato modelli predefiniti e soluzioni convenzionali. L’obiettivo non era semplicemente illuminare gli spazi di lavoro, ma ripensare il ruolo della luce nell’ufficio contemporaneo, andando oltre il linguaggio visivo ormai familiare degli interni corporate e creando un ambiente capace di modellare la percezione, l’atmosfera e l’esperienza quotidiana. 

Fin dall’inizio, l’illuminazione è stata concepita come uno strumento architettonico centrale, piuttosto che come un livello tecnico secondario. La visione sviluppata dall’architetto Carla Baratelli si fondava sull’idea che la luce dovesse partecipare attivamente alla definizione dello spazio: guidando i comportamenti, supportando diverse modalità di lavoro e contribuendo a un’identità condivisa all’interno dell’edificio. Piuttosto che adottare un approccio frammentato, il progetto ha perseguito un unico linguaggio luminoso coerente, capace di esprimere variazione senza perdere continuità. 

La sfida era quindi duplice. Da un lato, il sistema di illuminazione doveva mantenere una coerenza visiva in tutto l’edificio, rafforzando la percezione di una narrazione architettonica unitaria. Dall’altro, doveva rispondere in modo preciso alle diverse esigenze funzionali ed emotive dei singoli spazi: luce focalizzata e orientata al compito per le postazioni di lavoro; illuminazione più morbida e indiretta per sale riunioni e aree sociali; e composizioni più espressive per i reparti creativi rispetto ai layout razionali degli uffici tecnici. È in questo equilibrio tra coerenza e differenziazione che la luce diventa trasformativa. In ogni ambiente, la composizione luminosa varia in modo sottile per ritmo, orientamento e densità, creando caratteri spaziali distinti pur rimanendo chiaramente parte dello stesso sistema. 

Per tradurre questo concetto in una soluzione costruita, il progetto adotta Stik, un sistema di illuminazione lineare a bassa tensione sviluppato da Aldabra e utilizzato in modo coerente in tutta la palazzina. Piuttosto che imporre una disposizione fissa, il sistema consente di posizionare, orientare e ridistribuire gli elementi luminosi direttamente in cantiere, permettendo a ogni spazio di sviluppare una propria espressione pur restando parte di una grammatica visiva condivisa. 

L’adattabilità diventa così un valore centrale della strategia illuminotecnica. Man mano che i layout degli uffici evolvono, l’illuminazione può seguire questi cambiamenti senza interventi strutturali, garantendo che la luce rimanga allineata all’uso reale degli spazi e non a schemi statici. La flessibilità non è trattata come una caratteristica opzionale, ma come una qualità essenziale della progettazione degli ambienti di lavoro contemporanei. È stata scelta una temperatura di colore bianco caldo di 3000K per bilanciare chiarezza visiva e comfort, contrastando la sterilità spesso associata all’illuminazione per uffici. Il controllo dell’abbagliamento integrato supporta ulteriormente la concentrazione prolungata, senza compromettere il ruolo espressivo della luce. 

Riflettendo sul progetto, Carla Baratelli osserva:
«Volevamo mettere in discussione l’idea convenzionale dell’illuminazione per uffici come semplice necessità funzionale. Qui, la luce diventa una presenza attiva, capace di modellare lo spazio, influenzare i comportamenti ed esprimere identità. Il progetto dimostra che creatività e funzionalità non sono valori opposti, ma complementari». 

Il risultato è una palazzina uffici in cui l’illuminazione non si limita a servire l’architettura, ma diventa essa stessa un mezzo architettonico, capace di evolversi insieme allo spazio e di ridefinire il modo in cui viene percepito e vissuto ogni giorno.